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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/286


2 So

XX - IPERMESTRA

Plistene.

Linceo.

Adrasto.

Plistene.

Elpinice.

Ipermestra.

Prence, ognun ci abbandona; Adrasto arriva, fuggi, o perduto sei.

Salvati, amico; io vuo’ morir con lei.

(getta la spada)

SCENA ULTIMA

Adrasto con numeroso sèguito,

Elpinice e detti.

Occupate, o miei fidi, (alle guardie) dell’albergo reai tutte le parti.

Danao, non ingannarti

nell’inchiesta del reo: da me sedotto

fu il prence a prender Tarmi; ei non volea.

Io, che svelai l’arcano, io son la rea.

Padre, udisti finora

una figlia pietosa :

or che, lode agli dèi,

in sicuro già sei, senti una sposa.

Sposa ! ma non temer di questo nome,

signor, ch’io faccia abuso:

non difendo Linceo; me stessa accuso.

Io seppi, e non mi pento, a te sagrificarlo: al sagrifizio sopravviver non so. Se i merti suoi, se l’antica sua fé, se un cieco amore, se la clemenza tua, se le lagrime mie da te non sanno ottenergli perdon, mora; ma seco mora Ipermestra ancor. Debole, io merto questo castigo ; e, sventurata, io chiedo questa pietà. Troppo crudel tormento la vita or mi sana; finisca ormai.

A salvarti bastò: fu lunga assai.