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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/278


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XX - IPERMESTRA

SCENA li

Ipermestra e Linceo.

Linceo. Non creder già ch’io torni a te...

IPERMESTRA. (con fretta e premura) Vedesti

Plistene?

Linceo. Il vidi, e l’evitai.

Ipermestra. (Respiro.)

Linceo. E se qui ritrovarlo

fra’labbri tuoi creduto avessi...

Ipermestra. Il tempo

alle nostre querele

or manca, o prence, lo di lagnarmi avrei ben più ragion di te. Fu menzognero il tuo sospetto, ed il mio torto è vero.

Linceo. Che! potrei lusingarmi

della fé d’Ipermestra?

Ipermestra. Il chiedi? Ingrato!

Si poca intelligenza

dunque ha il tuo col mio cor? Dunque non sanno

già più gli sguardi tuoi

il cammin di quest’alma? i miei pensieri

più non mi leggi in volto? i merti tuoi,

la fede mia più non conosci?

Linceo. Ah! dunque,

cara, tu m’ami ancor?

Ipermestra. S’io lo volessi,

non potrei non amarti. Ad altra face non arsi mai, non arderò : tu sei il primo, il solo, il sospirato oggetto del puro ardor che nel mio sen s’annida: vorrei prima morir eh'esserti infida.

Linceo. Oh cari accenti! oh mio bel nume!

Ipermestra. E pure

solo un’ombra bastò...