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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/266


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XX - IPERMESTRA

di vederlo mai piu. Pensaci. Ogni atto, ogni suo moto, ogni tuo passo, i vostri pensieri istessi a me saran palesi : ei morrà, se l’ascolti. Udisti?

Ipermestra. Intesi.

Danao. Non hai cor per un’impresa

che il mio bene a te consiglia : hai costanza, ingrata figlia, per vedermi palpitar.

Proverai da un padre amante se diverso è un re severo: già che amor da te non spero, voglio farti almen tremar, (parte)

SCENA III

Ipermestra, poi Plistene.

Ipermestra. Nuova angustia per me. Come poss’io evitar che lo sposo...

Plistene. Ah ! principessa,

pietà del tuo Linceo. Confuso, oppresso, come or lo veggo, io non l’ho mai veduto. Se tarda il tuo soccorso, egli è perduto.

Ipermestra. Ma che dice, o Plistene?

che fa? che pensa? il mio ritegno accusa? m’odia? m’ama? mi crede sventurata o infedel?

Plistene. Tanto io non posso

dirti, Ipermestra. Or più Linceo, qual era, meco non è. Par che diffidi, e pare che si turbi in vedermi : il suo dolore forse sol n’è cagion. Deh! lo consola or che a te vien.

Ipermestra. (con timore) Dov’è?