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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/218


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XIX - ANTIGONO

Antigono.

Ismene.

Antigono.

E Berenice

disporrà d’una fede

che a me giurò? Di si gran torlo il figlio mi sarà messaggier? Mi chiama amico per ischerno Alessandro? A questo segno che fui re si scordò? No: comprendesti male i suoi detti. Altro sarà.

Pur troppo,

padre, egli è ver: troppo l’infido io vidi lieto del suo delitto.

Taci. E qual gioia hai di vedermi afflitto? Scherno degli astri e gioco se a questo segno io sono, lasciami almen per poco, lasciami dubitar.

De’ numi ancor nemici pur è pietoso dono che apprendan gl’infelici si tardi a disperar, (parte)

SCENA Vili Ismene sola.

Ah! già che amar chi l’ama

quel freddo cor non sa, perché, imitando

anch’io la sua freddezza,

non imparo a sprezzar chi mi disprezza?

Perché due cori insieme sempre non leghi, Amore? e, quando sciogli un core, l’altro non sciogli ancor?

A chi non vuoi contento, perché lasciar la speme per barbaro alimento d’un infelice ardor? (parte)