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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/213


ATTO SECONDO

20

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

Berenice.

Demetrio.

L’osserverò. (Costanza!) (si ricompone)

Il re d’Epiro

arde per te; gli affetti tuoi richiede: io gl’imploro per lui.

(sorpresa) Per chi gl’ implori?

Per Alessandro.

Tu!

Si. Render puoi un gran re fortunato.

E mel consigli?

Io te ne priego.

(Ingrato!

mai non m’amò.)

Perché ti turbi? (con ironia sdegnosa)

Ha scelto

veramente Alessandro

un opportuno intercessor. Gran dritto

invero hai tu di consigliarmi affetti.

La cagion se udirai...

Necessario non è: troppo ascoltai, (vuol partire) Ah ! senti. Al padre mio e regno e libertà rende Alessandro, s’io gli ottengo il tuo amor. Della mia pena deh ! non rapirmi il frutto : è la più grande che si possa provar, (con espressione)

(con ironia) Panni che tanto

codesta pena tua crudel non sia.

Ah! tu il cor non mi vedi, anima mia. Sappi...

Prence, vaneggi? A quale eccesso...

(sdegnosa)

A chi deve morir tutto è permesso.

Taci.

Sappi ch’io t’amo, e t’amo quanto degna d’amor tu sei; che un sacro... oh Dio!., dover m’astringe n favorir gli affetti