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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/192


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XIX - ANTIGONO

Ismene.

Berenice.

Ismene.

Berenice.

Ismene.

Berenice.

Ismene.

in terreno stranieri tremando aspetto d’Antigono il destin; penso che privo d’un valoroso figlio

ne’cimenti è per me; mi veggo intorno di domestiche fiamme e pellegrine questa reggia avvampar; so che di tanti incendi io son la sventurata face; e non basta? e tu cerchi altre cagioni al mio dolor?

Son degni

questi sensi di te; ma il duol, che nasce sol di ragion, mai non eccede, e sempre il tranquillo carattere conserva dell’origine sua. Quelle, onde un’alma troppo agitar si sente, son tempeste del cor, non della mente. Come! d’affetti alla ragion nemici puoi credermi capace?

Io non t’offendo,

se temo in te ciò che in me provo. Anch’io

odiar deggio Alessandro,

nemico al padre, infido a me: vorrei,

lo procuro, e non posso.

E ne’ tuoi casi

qual parte aver degg’io?

Come Alessandro il mio, Demetrio forse ha sorpreso il tuo cor.

Demetrio ! Ah ! donde

sospetto si crudel?

Dal tuo frequente parlar di lui, dalla pietà che n’hai, dal saper che in Egitto ti vide, t’ammirò; ma, più che altronde, dagli sdegni del padre.

Ei non comincia

Berenice.

oggi ad esser geloso.