Apri il menu principale

Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/163


ATTO SECONDO

Publio.

Regolo,.

Publio.

Regolo.

ciascuno ha i lacci suoi. Chi pianger vuole,

pianger, Publio, dovria

la sorte di chi nasce, e non la mia.

Di quei barbari, o padre, l’empio furor ti priverà di vita.

E la mia servitù sarà finita.

Addio. Non mi seguir.

Da me ricusi

gli ultimi ancor pietosi uffizi?

Io voglio

altro da te. Mentre a partir m’affretto, a trattener rimanti la sconsolata Attilia. 11 suo dolore funesterebbe il mio trionfo. Assai tenera fu per me. Se forse eccede, compatiscila, o Publio. Alfìn da lei una viril costanza

pretender non si può. Tu la consiglia;

d’inspirarle proccura

con l’esempio fortezza;

la reggi, la consola; e seco adempi

ogni uffizio di padre. A te ia figlia,

te confido a te stesso; e spero... Ah! veggo

che indebolir ti vuoi. Maggior costanza

in te credei: l’avrò creduto invano?

Publio, ah! no: sei mio figlio e sei romano. Non tradir la bella speme, che di te donasti a noi ; sul cammin de’ grandi eroi incomincia a comparir.

Fa’ch’io lasci un degno erede degli affetti del mio core, che di te senza rossore io mi possa sovvenir, (parte)