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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/154


XVIII - ATTILIO REGOLO

I4S

SCENA II Regolo, poi Manlio.

Regolo.

Manlio.

Regolo.

Manlio.

Regolo.

Manlio.

Regolo.

Manlio.

Il gran punto s’appressa, ed io pavento che vacillino i padri. Ah! voi, di Roma deità protettrici, a lor più degni sensi inspirate.

A custodir l’ingresso rimangano i littori, e alcun non osi qui penetrar.

(Manlio! a che viene?)

Ah ! lascia

che al sen ti stringa, invitto eroe.

Che tenti !

Un console...

Io noi sono,

Regolo, adesso: un uom son io, che adora la tua virtù, la tua costanza; un grande emulo tuo, che a dichiarar si viene vinto da te; che, confessando ingiusto l’avverso genio antico, chiede l’onor di diventarti amico.

Dell’alme generose

solito stil. Più le abbattute piante

non urta il vento o le solleva. Io deggio

cosi nobile acquisto

alla mia servitù.

Si, questa appieno

qual tu sei mi scoperse, e mai si grande, com’or fra’ ceppi, io non ti vidi. A Roma vincitor de’ nemici spesso tornasti : or vincitor ritorni di te, della fortuna. I lauri tuoi