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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/153


ATTO SECONDO

14

Regolo.

Publio.

Regolo.

Pubi.io. Regolo.

Publio.

Regolo.

Publio.

Regolo.

Publio.

la natura repugna. Alfin son figlio: non lo posso obbliar.

Scusa infelice

per chi nacque romano. Erano padri Bruto, Manlio, Virginio...

È ver; ma questa

troppo eroica costanza sol fra’ padri restò. Figlio non vanta Roma finor, che a proccurar giungesse del genitor lo scempio.

Dunque aspira all’onor del primo esempio. Va’.

Deh!...

Non più. Della mia sorte attendo la notizia da te.

Troppo pretendi, troppo, o signor.

Mi vuoi straniero o padre? Se stranier, non posporre Putii di Roma al mio; se padre, il cenno rispetta e parti.

Ah ! se mirar potessi i moti del cor mio, rigido meno forse con me saresti.

Or dal tuo core

prove io vo’ di costanza e non d’amore.

Ah! se provar mi vuoi, chiedimi, o padre, il sangue; e tutto a’ piedi tuoi, padre, lo verserò.

Ma che un tuo figlio istesso debba volerti oppresso? gran genitor, perdona, tanta virtù non ho. (parte)