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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/103


ATTO SECONDO

97

ZOPIRO.

Radamisto. ZOPIRO.

Radamisto.

ZOPIRO.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

Io conosco Zenobia: ella è incapace di tal malvagità.

Tutto degg’io

da te soffrir; ma la mia pena, o prence, nel vederti tradito

non meritò questa mercé. Tu stesso a parlar mi costringi, e poscia...

Oh Dio!

non vorrei dubitar.

Senza ch’io parli, non conosci abbastanza ch’ella fugge da te? Forse non sai ch’ella amò Tiridate

più di se stessa, e che un amor primiero mai non s’estingue?

Ah, che pur troppo è vero! (Già si spande il velen.)

Numi! e a tal segno son le donne incostanti? Oh fortunati voi, primi abitatori dell’arcadi foreste,

s’è pur ver che da’tronchi al di nasceste!

Pria di te Tiridate

ebbe il cor di Zenobia; e finch’ei viva, signor, l’avrà.

L’avrà per poco: io volo a trafiggergli il sen.

Ferma: che speri?

In mezzo a’ suoi guerrieri t’esponi invan. Se in solitaria parte lungi da’ suoi trar si potesse...

E come?

Chi sa? Pensiam. Bisogna il colpo assicurar.

Ma il furor mio

non soffre indugi.

Metastasio, Opere - iv.

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