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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/89


VARIANTI
Mirteo. Lo veggo; e intanto
che deggio far?
Sibari. Dissimular lo sdegno,
accertar la vendetta. Un vile acciaro
basta a compirla, e tuo rossor saria,
s’ei per tua man cadesse.
Mirteo. Ardo di sdegno:
non soffre l’ira mia freno o ritegno.
In braccio a mille furie
sento che l’alma freme;
sento che, unite insieme
con le passate ingiurie,
tormentano il mio cor.
Quella l’amor sprezzato
dentro il pensier mi desta,
e mi rammenta questa
l’invendicato onor. (parte)
SCENA V [III]
Sibari solo.
necessario si rende ogni altro eccesso.
Quando un fallo è strada al regno,
non produce alcun rossore:
son del trono allo splendore
nomi vani onore e fé.
Se accoppiar l’incauto ingegno
la virtù spera all’errore,
non adempie alcun disegno,
non è giusto, e reo non è. (parte)
SCENA VI [IV]
Semiramide, poi Mirteo.
Semiramide. Noi voglio udir: da questa reggia Ircano
ogni ragione all’imeneo contese.