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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/86


8o VI - SEMIRAMIDE
SCENA II
Sisari con ispada nuda, e detto.
Sibari. Signor, fuggiamo.
Ircano. E Tamiri dov’è?
Sibari. Fuggiam, ché tutta
di grida femminili
suona la reggia, e al femminil tumulto
accorrono i custodi. Argine intanto
faran que’ pochi sciti,
che mi desti all’impresa. Ah! già che il fato
non arrise al disegno,
due vittime togliamo al regio sdegno.
Ircano. Questa è la sposa, a cui trovarmi in braccio
dovea l’aurora? E tu senza Tamiri
a me ritorni avanti?
Sibari. Era vano arrischiarmi incontro a tanti.
Ircano. Ah, codardo! Quel sangue,
che temesti versar, sparger vogl’io.
Sibari. Qual ingiusto desio?
E pur colpa non ho...
Ircano. Cadi trafitto!...
Sempre in te punirò qualche delitto.
(Ircano cava la spada, e Sibari fa Io stesso, difendendosi)
SCENA III [I]
Mirteo con ispada nuda, e detti.
Mirteo. Traditori! al mio sdegno (di dentro)
non potrete involarvi. (esce Mirteo, inseguendo alcuni sciti,
che si ritirano alle navi, e dopo lui escono gli assiri: tutti con armi.
Sibari, veduto Mirteo, lascia l’attacco)
Sibari. Aita, o prence! A difender Tamiri
non basto incontro a lui.
Mirteo. Barbaro scita,
fra voi con le rapine
si contrastan gli amori?