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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/69


VARIANTI
SlBARI. Dunque, di sua sventura
fu cagione il mio foglio? E non bastava
punirla con l’obblio?
SCITALCE. È ver: troppo trascorsi, il veggio anch’io.
Ma chi frenar può mai
gl’impeti dello sdegno e dell’amore?
Disperato, geloso,
appagai l’ira mia; ma non per questo
la pace ritrovai. Sempre ho sugli occhi,
sempre il tuo foglio, il mio schernito foco,
la sponda, il fiume, il tradimento, il loco.
SlBARI. Serbi il mio foglio ancor? Perché non togli
un fomento al tuo duolo?
SCITALCE. Io meco il serbo
per gloria tua, per mia difesa.
SlBARI. Almeno
cauto lo cela: è qui Mirteo: potrebbe
della germana i torti
contro me vendicar.
SCITALCE. Vivi sicuro:
ma non scoprir che Idreno
in Egitto mi finsi.
SlBARI. Alla mia fede
lieve prova domandi : io tei prometto.
Ma tu scaccia dall’alma
quel fallace desio, che ti figura
Semiramide in Nino. Offri a Tamiri
oggi tranquillo il core,
e dal primo ti sani un nuovo amore.
Come all’amiche arene
l’onda rincalza l’onda,
cosi sanar conviene
amore con amor.
Piaga d’acuto acciaro
sana l’acciaro istesso,
ed un veleno è spesso
riparo all’altro ancor, (parte)