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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/64


58 VI - SEMIRAMIDE
Sibari. Ma ti conobbe?
Semiramide. No. Finsi che un fonte
l’origine mi desse, e che agli augelli
de’ primi giorni miei dovea la cura.
Sibari. E all’estinto tuo sposo
Ma come soffre
il legittimo erede
te nel suo trono?
Semiramide. Effeminato e molle
fu mia cura educarlo. Ora in mia vece
gode, vivendo in femminili spoglie
nella reggia racchiuso, e il regno teme,
non lo desia.
Sibari. Che narri! (E quando spero, ecc.
SCENA II
Semiramide.
de’ principi rivali. E questa cura,
ch’io di te prendo, all’ombra
del tuo gran genitor, che fu d’Assiria
più difensor che tributario, io deggio.
Vengano. Al fianco mio, ecc.
SCENA III
Mirteo. Al tuo cenno, gran re, deposte l’armi
si presenta Mirteo. Fra gli altri anch’io
alla vaga Tamiri offro la mano.
L’Egitto è il regno mio.
Ircano. Odi, la bella
Tamiri. Parla, se vuoi.
Ircano. E bene, io parlerò. Dove a lor piace,
regnano i sciti. Al variar dell’anno
variano i lor confini; erranti abbiamo