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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/350


344 X - ISSIPILE
Lunge da questo cielo
vadasi ornai. La lontananza estingua
un vergognoso amor.
Toante. Principe! amico!
Giasone. Signor! M’inganno, o sei
tu di Lenno il regnante?
Toante. Almen lo fui.
Giasone. Son fuor di me. Come risorgi? Estinto
nell’albergo reai ti vidi io stesso:
o sognava in quel punto, o sogno adesso.
Toante. Vedesti un infelice
avvolto in regie spoglie; e quel sembiante,
poco dal mio diverso,
altri ingannò. Questa pietosa frode
Issipile inventò per mia difesa.
Giasone. Ah, di tutto innocente
dunque è la sposa mia! Toante, or ora
ritorno a te. (in atto di partire con fretta)
Toante. Perché mi lasci?
Giasone. Io voglio
raggiungere il mio ben. Saprai, saprai
quanto, ingiusto, l’offesi. (come sopra)
Toante. Odi: che fai?
Le femminili schiere,
cui l’evento felice orgoglio accresce,
scorron per ogni loco; e, se t’inoltri
cosi senza seguaci,
né il tuo sangue risparmi,
né difendi la sposa.
Giasone. All’armi! all’armi! (verso le tende)
Destatevi, sorgete,
seguitemi, o compagni!
Toante. A’ vostri passi
io servirò di scorta.
Giasone. Ah, no! Saresti
impaccio e non difesa. In mezzo all’ire,