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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/340


334 X - ISSIPILE
Eurinome. Misera principessa! Io sento in seno
pietà per te.
Issipile. (Si commovesse almeno!)
V, E. L’orror di queste piante
è di larve importune infausto nido:
ardetele, o compagne. In un istante
vada in cenere il bosco.
Issipile. Ah, no! fermate.
Alla dea delle selve
sacre son quelle piante.
Eurinome. Eh! non si ascolti.
Issipile. Dunque neppur gli dèi dal tuo furore,
empia! saran sicuri? Il reo comando
vi sarà chi eseguisca?
Eurinome. Incauta, oh come
tradisci il tuo segreto ! Ecco la selva
dove ascoso è Toante. Andate, amiche:
traetelo al supplizio.
(entrano le amazzoni nel bosco di Diana)
Issipile. Aimè! Sentite.
Misera! che farò? Numi del cielo,
Eurinome, pietà!
Eurinome. Del figlio mio
non l’ebbe il padre tuo.
Issipile. Se tanto sei
avida di vendetta, aprimi il seno;
feriscimi per lui. Supplice, umile
eccomi a’ piedi tuoi, (s’inginocchia)
Eurinome. (Sento a quel pianto
Io sdegno intiepidir.)
Issipile. Plàcati, o cambia
oggetto al tuo furor. Per quanto accoglie
di più sacro per noi la terra e il cielo,
per le ceneri istesse
del tuo caro Learco...
Eurinome. Ah! questo nome