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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/322


e tutto, o figlia, io sento,
or che appresso mi sei, (l'abbraccia)
il peso alleggerir degli anni miei.
Issipile. (Mi si divide il cor!)
Toante. Perché ritrovo
Issipile si mesta?
Qual mai freddezza è questa
all’arrivo d’un padre?
Issipile. Ah! tu non sai...
Signor...
Rodope. Taci! (piano ad Issipile)
Issipile. (Che pena!)
Eurinome. (Ah! mi tradisce
la debolezza sua.)
Toante. La mia presenza
ti funesta cosi?
Issipile. Non vedi il core:
perciò... (Eurinome minaccia Issipile acciò non parli)
Toante. Spiegati.
Issipile. Oh Dio! (Eurinome come sopra)
Toante. Spiègati, o figlia:
se l’imeneo ti spiace
del prence di Tessaglia,
che a momenti verrà...
Issipile. Dal primo istante
che il vidi, l’adorai.
Toante. Forse, in mia vece
avvezzata a regnar, temi che sia
termine del tuo regno il mio ritorno?
T’inganni. Io qui non sono
più sovrano né re. Punisci, assolvi,
ordina premii e pene: altro non bramo,
Issipile adorata,
che viver teco e che morirti accanto, (l’abbraccia)
Issipile. Padre, non più. (bacia la destra a Toante e piange)
Toante. Ma che vuol dir auel pianto?