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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/321


ATTO PRIMO 315
tutto cospira: l’opportuna notte,
la stanchezza de’ rei, del dio di Nasso
il rito strepitoso, onde confuse
fian le querule voci
fra le grida festive. I padri, i figli,
i germani, i consorti
cadano estinti; e sia fra noi comune
il merito o la colpa. Il grande esempio
de’ femminili sdegni
al sesso ingrato a serbar fede insegni.
Issipile. Si, si, di morte è rea
chi pietosa si mostra.
Rodope. (Come finge furor!)
Issipile. Rodope, corri:
già sai... Quando sul lido
saran discesi, ad avvertir ritorna.
Eurinome. Inutil cura. Io stessa
fuor de’ legni balzar vidi le squadre.
Issipile. Tu stessa?
Eurinome. Io stessa.
Issipile. (vuol partire) (Ah! si prevenga il padre.)
Eurinome. Dove corri?
Issipile. Alle navi. Il re vogl’io
rassicurar, celando
lo sdegno mio con accoglienza accorta.
Rodope. È tardi: ecco Toante.
Issipile. (Oh dèi! son morta.)
SCENA III
Toante con séguito di cavalieri e soldati lenni, e dette.
Toante. Vieni, o dolce mia cura,
vieni al paterno sen. Da te lontano,
tutto degli anni miei sentivo il peso,