Apri il menu principale

Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/268


2Ó2 IX - DEMETRIO
appieno il tuo desio,
ecco finito ogni tormento.
Cleonice. Oh Dio !
Barsene. Tu sospiri? Io non vedo
ragion di sospirar. L’amato bene
in questo punto acquisti, e ancor non sai
le luci serenar torbide e meste?
Cleonice. Cara Barsene, ora ho perduto Alceste.
Barsene. Come «perduto»?
Cleonice. E vuoi
che siano i miei vassalli
di me più generosi? Il genio mio
sarà dunque misura
de’ merti altrui? Senza curar di tanti
il sangue illustre, io porterò sul trono
un pastorello a regolar l’impero?
Con qual cor, con qual fronte? Ah! non fia vero.
La gloria mia mi consigliò sinora
l’invidia a superar; ma, quella oppressa,
or mi consiglia a superar me stessa.
Barsene. Alceste che dirà?
Cleonice. Se m’ama Alceste,
amerà la mia gloria: andrà superbo
che la sua Cleonice
si distingua cosi co’ propri vanti
dalla schiera volgar degli altri amanti.
Barsene. Non so se in faccia a lui
ragionerai cosi.
Cleonice. Questo cimento,
amica, io fuggirò. Non so se avrei
virtù di superarmi. E troppo avvezzo
ad amarlo il mio cor. Se vincer voglio,
non veder più quel volto a me conviene.