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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/264


253 IX - DEMETRIO
sceglier mi lasci, o soffra
che da quel soglio, ove richiesta ascesi,
volontaria discenda. Almen, privata,
disporrò del cor mio. Volger gli affetti
almen potrò dove più il genio inclina;
ed allor crederò d’esser regina.
Se libera non sono,
se ho da servir nel trono,
non curo di regnar,
l’impero io sdegno.
A chi servendo impera,
la servitude è vera,
e finto il regno.
(parte Cleonice, seguita da Mitrane, dai grandi, dalle guardie e dal popolo)
SCENA IX
Fenicio, Olinto ed Alceste.
Fenicio. Cosi de’ tuoi trasporti
sempre arrossir degg’io? Né mai de’saggi
il commercio, l’esempio
emendar ti farà?
Olinto. Ma, padre, io soffro
ingiustizia da te. Potresti al soglio
innalzarmi, e m’opprimi.
Fenicio. Avrebbe invero
la Siria un degno re: torbido, audace,
violento, inquieto...
Olinto. Il caro Alceste
saria placido, umile,
generoso, prudente... Ah, chi d’un padre
gli affetti ad acquistar l’arte m’addita!
Fenicio. Vuoi gli affetti d'un padre? Alceste imita.