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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/23


ATTO PRIMO 17
Scitalce. (Parti Tamiri;
or con me si palesa).
Semiramide. (Il rossor lo ritarda.)
Scitalce. (Teme quel cor fallace.)
Semiramide. (Tace e mi guarda!)
Scitalce. (Ancor mi guarda e tace!)
Semiramide. Principe, tu non parli?
Impallidisci, avvampi e sei confuso?
Scitalce. Signor, nel tuo sembiante
una donna incostante,
che in Egitto adorai,
veder mi parve e mi turbò la mente:
quella crudel mi figurai presente.
Semiramide. Tanto simile a Nino
era dunque colei?
Scitalce. Simile tanto,
che sotto un’altra spoglia
quell’infida direi che in te si annida.
Semiramide. Se fu simile a me, non era infida.
Scitalce. Ah! menzognera, ingrata... (alterato)
Semiramide. Olà! Scitalce
cosi meco ragiona?
Scitalce. Iò m'ingannai: perdona (si ricompone)
uno sfogo innocente;
quella crudel mi figurai presente.
Semiramide. Pur, se avessi presente
allo sguardo colei, come al pensiero,
forse, chi sa? non ti vedrei si fiero.
Scitalce. (Quale audacia! Comprenda
alfin ch’io non la curo). Ah! se tu vuoi,
questo mio core oppresso
felice tornerà.
Semiramide. (Si scopre adesso.)
Libero parla.
Scitalce. Oh Dio!
troppo ardito sarei.
M et asta sio, Opere - 11 . 2