Apri il menu principale

Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/222


2IÓ Vili - ADRIANO IN SIRIA
SCENA V
Farnaspe. Oh Dio! son quelle,
e sempre agli occhi miei sembran più belle
Adriano. (Costanza, o cor!) Vaga Emirena, osserva
Emirena. Chi è, signor, questo stranier?
Farnaspe. Straniero !
Adriano. E noi conosci?
Emirena. Affatto
non m’è ignoto quel volto. Il vidi altrove..
N’ho ancor l’idea presente...
Ma... dove fu... non mi ritorna in mente.
(Che pena è il simular!)
Adriano. Principe, è questa
colei che teco apprese
a vivere e ad amar?
Farnaspe. Vedi che meco
gode scherzar.
Emirena. Non ha si lieto il core
chi si trova in catene.
Farnaspe. Né sai qual io mi sia?
Emirena. Non mi sovviene.
(Che affanno!)
Adriano. (Che piacer!)
Farnaspe. Bella Emirena,
mi tormentasti assai.
Basta cosi. Che nuovo stile è questo
d’accoglier chi t’adora? Il tuo Farnaspe...
Emirena. Tu sei Farnaspe! Al nome
ti riconosco adesso.
Farnaspe. Oh dèi!
Emirena. Perdona
l’involontario oltraggio. Al tuo valore
so quanto debba il padre mio. Rammento
più d’una tua vittoria,
e de’ meriti tuoi serbo memoria.