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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/204


ATTO TERZO
SCENA I
Sala terrena con sedie.
Sabina ed Aquilio.
Sabina. Come! Ch’io parta? A questo segno è cieco?
È ingiusto a questo segno? E di qual fallo
vuol punirmi Adriano?
Aquilio. Ei sa che fosti
d’Emirena e Farnaspe
consigliera alla fuga. Ei del custode
ti crede seduttrice; e con tal arte
sa i tuoi falli ingrandir, che a chi lo sente,
nel punirti cosi, sembra clemente.
Sabina. Serbando la sua gloria,
beneficando una rivale, io volli
procurarmi il suo cor. Non l’odio o l’ira
mi consigliò, ma la pietà, l’amore;
onde error non commisi, o è lieve errore.
Aquilio. Sabina, io lo conosco, e lo conosce
forse Adriano ancor; ma giova a lui
un lodevol pretesto.
Sabina. E ben, mi vegga
e n’arrossisca.
Aquilio. Il comparirgli innanzi
di vietarti m’impose.