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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/16


IO VI - SEMIRAMIDE
Ma veramente è quegli
il successor della corona assira? (ad Ircano)
Ircano. Non tei dissi?
Scitalce. Sarà, (siede)
Ircano. Questi delira.
Tamiri. Nino, perché non chiedi (piano a Semiramide)
qual mi sembri costui?
Semiramide, (piano a Tamiri) Perché ravviso
in quel volto fallace
segni d’infedeltà.
Tamiri. (piano a Semiramide) Ma pur mi piace.
Semiramide. (Oh gelosia!)
Ircano. Che più s’attende? È tempo
che Tamiri decida.
Tamiri. Son pronta.
Semiramide. (Aimè!) Ma prima
giurar si dee di tollerar con pace
la scelta d’un rivale. Al nume, all’ara,
principi, andate.
Mirteo. Ogni tuo cenno è legge.
(s’alza e va all’ara)
Scitalce. (Son fuor di me.) (fa lo stesso)
Semiramide. (Spergiuro!)
Mirteo. Io l’approvo.
(Scitalce e Mirteo pongono la mano sull’ara, stando un per
parte)
Scitalce. Io l’affermo.
IRCANO. (s’alza, ma non parte dal suo luogo) Io l’assicuro.
Semiramide. Ircano, al nume, all’ara
non t’avvicini?
Ircano. No; giurai, né voglio
seguir l’altrui costume.
Degli sciti ecco l’ara ed ecco il nume.
(ponendosi la mano al petto ed accennando la spada)
Tamiri. Io l’ardire d’ Ircano,
di Mirteo l’umiltà veggo ed ammiro;
ma un non so che...