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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/387


varianti 381


Poro. Ah! qual tempo, qual luogo,
quali auspici funesti
per invitarmi a tanto ben scegliesti!
E celebrar dovrassi
un real imeneo fra le ruine,
fra le stragi, fra l’armi, in riva a un fiume,
senz’ara, senza tempio e senza nume?
Cleofide. Alle azioni de’ regi
sempre assistono i numi; ara che basta
è un cor divoto; e in questo clima o altrove
ogni parte del mondo è tempio a Giove.
Prendi della mia fede,
prendi il pegno piú grande.
Poro.  In tal momento
la mia sorte infelice io non rammento.
          a due. Sommi dèi, se giusti siete,
     proteggete — il bel desio
     d’un amor cosí pudico;
     proteggete...
Cleofide.  Ah! ben mio, giunge il nemico.
Poro. Vieni. Quest’altra via
involarci potrá... Ma quindi ancora
giunge stuol numeroso. Agl’infelici
son pur brevi i contenti!
Cleofide.  Io non saprei,
figurarmi uno scampo: a tergo il fiume,
Alessandro ci arresta
in quella parte, e Timagene in questa.
Eccoci prigionieri.
Poro.  Oh dèi! Vedrassi
la consorte di Poro
preda de’ greci? Agli impudici sguardi
misero oggetto? Alle insolenti squadre
scherno servil? Chi sa qual nuovo amore,
qual talamo novello... Ah! ch’io mi sento
dall’insano furor di gelosia
tutta l’alma avvampar.
Cleofide.  Sposo, un momento
ci resta ancor di libertá. Risolvi:
un consiglio, un aiuto.