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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/376

370 v - alessandro nell'indie


le crederesti? Ah! parla,
consigliami, Erissena.
Erissena.  Oh, quanto è folle
chi è geloso in amor! Perché non credi
le sue promesse? Alfine
pegno maggior di questo
bramar non puoi.
Poro.  Ma intanto
va Cleofide al campo, ed io qui resto.
Erissena. Che figuri perciò?
.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
Erissena.  Ma saran finti
  Oh Dio!
Fingendo s’incomincia. E tu non sai
quanto è breve il sentiero
che dal finto in amor conduce al vero.
Non può amare Alessandro?
Non può cangiar desio?
Erissena. È ver. (Comincio a ingelosirmi anch’io.)
Poro. Ah! non so trattenermi,
soffrir non so. Si vada. In quelle tende
Cleofide mi vegga. A’ nuovi amori
serva di qualche inciampo
l’aspetto mio. (in atto di partire)

SCENA IX [Vili]

Gandarte e detti.

Gandarte.  Dove, mio re?
Poro.  Nel campo.
Gandarte. Ancor tempo non è di porre in uso
disperati consigli. Io non invano
tardai finor. Questo real diadema
Timagene ingannò. Poro mi crede:
mi parlò, lo scopersi
nemico d’Alessandro: assai da lui
noi possiamo sperare.
Poro.  Ah! non è questa
la mia cura maggiore. Al greco duce