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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/331


atto primo 325

SCENA IX

Erissena e Gandarte.

Gandarte. Principessa adorata, allor che intesi
te prigioniera, il mio dolor fu estremo:
or che sciolta ti vedo,
credimi, estremo è il mio piacer.
Erissena.  Lo credo.
Dimmi: vedesti in su gli opposti iidi
dell’Idaspe Alessandro?
Gandarte.  Ancor nol vidi.
E tu provasti mai
alcun timor ne’ miei perigli?
Erissena.  Assai.
Se Alessandro una volta
giungi a veder...
Gandarte.  M’è noto. Ah! piú di lui
or non parliam. Dimmi che m’ami; i pegni
rinnova di tua fe’; dimmi che anela
il tuo bel core all’imeneo promesso.
Erissena. Eh! non è giá l’istesso
il vedere Alessandro
che udirne ragionar. Qualunque vanto
spiegar non può...
Gandarte.  Ma tanto
parlar di lui che mai vuol dir? Pavento,
cara (sia con tua pace),
che Alessandro ti piaccia.
Erissena. È ver: mi piace.
Gandarte.  Dunque, cosí tiranna,
mi deridi, m’inganni?
Erissena.  E chi t’inganna?
San gli dèi ch’io non fíngo.
Gandarte.  Allor fingevi