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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/313


atto terzo 307

SCENA XIV

Si vedono scendere dal Campidoglio, combattendo, le guardie imperiali coi sollevati. Siegue zuffa, la quale terminata, esce Valentiniano senza manto, con ispada rotta, difendendosi da due congiurati; e poi Massimo colla spada alla mano, indi Fulvia.

Valentiniano.  Ah, traditori! Amico, (a Massimo)
soccorri il tuo signor.
Massimo.  Fermate! Io voglio
il tiranno svenar.
Fulvia. (si frappone)   Padre, che fai?
Massimo. Punisco un empio.
Valentiniano.  È questa
di Massimo la fede?
Massimo.  Assai finora
finsi con te. Se il mio comando Emilio
mal eseguí, per questa man cadrai.
Valentiniano.  Ah, iniquo!
Fulvia.  Al sen d’Augusto
non passerá quel ferro,
se me di vita il genitor non priva.
Massimo. Cesare morirá.

SCENA ULTIMA

Ezio e Varo con ispade nude, popolo e soldati; indi Onoria e detti.

Ezio e Varo.  Cesare viva.
Fulvia. Ezio!
Valentiniano.  Che veggo!
Massimo.  Oh sorte! (getta la spada)
Onoria. È salvo Augusto?
Valentiniano.  Vedi chi mi salvò! (accenna Ezio)