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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/306

300 iv - ezio


Onoria.  Ezio è innocente.
Valentiniano.  Come?
Onoria.  Emilio parlò. L’empio ministro
nelle mie stanze io ritrovai celato,
giá vicino a morir.
Massimo.  (Son disperato.)
Valentiniano.  Nelle tue stanze?
Onoria.  Sí. Da te ferito,
la scorsa notte ivi s’ascose. Intesi
dal labbro suo ch’Ezio è innocente. Augusto
non mentisce chi more.
Valentiniano.  E l’alma rea,
che gli commise il colpo,
almen ti palesò?
Onoria.  Mi disse: — È quella
che a Cesare è piú cara, e che da lui
fu oltraggiata in amor. —
Valentiniano.  Ma il nome?
Onoria.  Emilio
a dirlo si accingea, tutta sui labbri
l’anima fuggitiva egli raccolse;
ma l’estremo sospiro il nome involse.
Valentiniano.  Oh sventura!
Massimo.  (Oh periglio!)
Fulvia. (a Valentiniano)   Or di’, tiranno,
s’era infido il mio sposo,
se fu giusto il punirlo. Or che mi giova
che tu il pianga innocente? Or chi la vita,
empio! gli renderá?
Onoria.  Fulvia, che dici?
Ezio morí?
Fulvia.  Sí, principessa, Ah! fuggi
dal barbaro germano: egli è una fiera
che si pasce di sangue,
e di sangue innocente. Ognun si guardi;
egli ha vinto i rimorsi; orror non sente