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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/238

232 iii - catone in utica


Catone. Suo difensore
son per tua colpa.
Cesare. Oh generoso Core! (ripone la spada)
Emilia. Momento piú felice
pensa che non avrem.
Catone. Parti, e ti scorda
l’idea d’un tradimento.
Emilia. Veggo il fato di Roma in ogni evento, (parte)

SCENA VIII

Cesare e Catone.

Cesare. Lascia che un’alma grata
renda alla tua virtú...
Catone. Nulla mi devi.
Mira se alcun vi resta
armato a’ danni tuoi.
Cesare. (guardando attorno) Partí ciascuno.
Catone. D’altre insidie hai sospetto?
Cesare. Ove tu sei
chi può temerle?
Catone. E ben, stringi quel brando:
risparmi il sangue nostro
quello di tanti eroi.
Cesare. Come!
Catone. Se qui paventi
di nuovi tradimenti,
scegli altro campo, e decidiam fra noi.
Cesare. Ch’io pugni teco! Ah, non fia ver! Saria
della perdita mia
piú infausta la vittoria.
Catone. Eh! non vantarmi
tanto amor, tanto zelo: all’armi, all’armi!
Cesare. A cento schiere in faccia
si combatta, se vuoi; ma non si vegga,
per qualunque periglio,
contro il padre di Roma armarsi il figlio
Catone. Eroici sensi e strani
a un seduttor delle donzelle in petto.