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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/235


varianti 229


ALTRA REDAZIONE

della scena v e seguenti dell’atto terzo

[Conoscendo l’autore molto pericoloso l’avventurare in iscena il persnaggio di Catone ferito, tanto a riguardo del genio delicato del moderno teatro, poco tollerante di quell’orrore che faceva il pregio dell’antico, come per la difficoltá d’incontrarsi in attore che degnamente lo rappresenti, cambiò in gran parte l’atto terzo di questa tragedia nella maniera che siegue. L’aggiunta di un tal cambiamento entra fra le prescrizioni dell’autore medesimo, da noi osservate esattamente, come converrebbe che il fosser sempre da qualunque stampatore (Avviso dell’edizione parigina).]

SCENA V

Luogo ombroso circondato d’alberi, con fonte d’Iside da un lato e, dall’altro, ingresso praticabile d’acquedotti antichi.

Emilia con gente armata.

È questo, amici, il luogo ove dovremo
la vittima svenar. Fra pochi istanti
Cesare giungerá. Chiusa è l’uscita
per mio comando, onde non v’è per lui
via di fuggir. Voi, qui d’intorno occulti,
attendete il mio cenno, (la gente si dispone) Ecco il momento
sospirato da me. Vorrei... Ma parmi
ch’altri s’appressi. È questo
certamente il tiranno. Aita, o dèi;
se vendicata or sono,
ogni oltraggio sofferto io vi perdono, (si nasconde)