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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/22

16 i - didone abbandonata

SCENA IX

Cortile.

Selene ed Enea.

Enea. Giá tel dissi, o Selene:
male interpetra Osmida i sensi miei.
Ah! piacesse agli dèi
che Dido fosse infida, o ch’io potessi
figurarmela infida un sol momento!
Ma saper che m’adora
e doverla lasciar, questo è il tormento!
Selene. Sia qual vuoi la cagione
che ti sforza a partir, per pochi istanti
t’arresta almeno, e di Nettuno al tempio
vanne: la mia germana
vuol colá favellarti.
Enea. Sará pena l’indugio.
Selene.  Odila e parti.
Enea. Ed a colei che adoro
darò l’ultimo addio?
Selene.  (Taccio e non moro!)
Enea. Piange Selene!
Selene.  E come,
quando parli cosí, non vuoi ch’io pianga?
Enea. Lascia di sospirar. Sola Didone
ha ragion di lagnarsi al partir mio.
Selene. Abbiam l’istesso cor Didone ed io.
Enea. Tanto per lei t’affliggi?
Selene. Ella in me cosí vive,
io cosí vivo in lei,
che tutti i mali suoi son mali miei.
Enea. Generosa Selene, i tuoi sospiri