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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/157


atto terzo 151


se speri alcun riparo...
Difenditi, mia vita; ecco l’acciaro!
 (Emira dá la spada a Siroe)
Medarse. Che fai, che dici, Idaspe? E mi tradisci,
quando a te m’abbandono?
Emira. No, piú non sono Idaspe; Emira io sono.
Siroe. (Che sará?)
Medarse.  Traditori!
Verranno ad un mio grido
i custodi a punir...
Siroe.  Taci, o t’uccido.

SCENA XI

Arasse con guardie, e detti.

Arasse. Vieni, Siroe.
Medarse.  Ah! difendi,
Arasse, il tuo signor.
Arasse.  Siroe difendo.
Medarse. Ah, perfido!
Arasse. (a Siroe)   Dipende
la cittá dal tuo cenno. Andiam: consola
con la presenza tua tant’alme fide:
libero è il varco; e lascio
questi in difesa a te. Vieni, e saprai
quanto finor per liberarti oprai.
 (parte, e restano con Siroe le guardie)

SCENA XII

Siroe, Emira e Medarse.

Medarse. Numi! ognun m’abbandona.
Emira.  Andiamo, o caro.
Dell’amica fortuna