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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/115


atto primo 109


Siroe.  (Numi, che sento!)
Cosroe. Dell’amato Medarse
esser colpa non può. Siroe è l’audace.
Laodice. Pur troppo è ver. Tu vedi
qual uopo ho di soccorso. Imbelle e sola
contro un figlio real che far poss’io?
Siroe. (Tutto il mondo congiura a danno mio.)
Cosroe. Anche in amor costui
rivale ho da soffrir! Tergi i bei lumi,
rassicurati, o cara. Ah! Siroe ingrato, (passeggiando)
ancor questo da te? Cosroe non sono,
s’io non farò... Basta... vedrai...
Siroe.  (Che pena!)
Laodice. (Fu mio saggio consiglio
il prevenir l’accusa.)
Cosroe.  Indegno figlio!
 (siede e s’avvede del foglio: lo prende e legge da sé)
Laodice. S’io preveder potea
nel tuo cor tanto affanno, avrei... (Qual foglio
stupido ei legge e impallidisce?)
Cosroe.  Oh numi!
E che di piú funesto
può minacciarmi il ciel! Che giorno è questo!
 (s’alza)
Laodice. Che ti affligge, o signor?

SCENA XII

Medarse e detti.

Medarse.  Padre, io ti miro
cangiato in volto.
Cosroe.  Ah! senti,
caro Medarse, e inorridisci.
Medarse.  (Un foglio!)