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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/110

104 ii - siroe


Siroe.  Ma Idaspe...
Laodice.  Idaspe è fido,
e approva il nostro amore.
Siroe. Non è sempre d’accordo il labbro e il core.
Laodice. Ci tormentiamo invano,
s’altra ragion non v’è, per cui si ponga
tanto affetto in obblio.
Siroe.  Altre ancor ve ne son. Laodice, addio.
Laodice. Senti: perché tacerle?
Siroe. Oh Dio! Risparmia
la noia a te d’udirle,
a me il rossor di palesarle.
{{Al|Laodice.}} E vuoi
sí dubbiosa lasciarmi? Eh! dille, o caro.
Siroe. (Che pena!) Io le dirò... No, no, perdona:
deggio partir.
Laodice.  Noi soffrirò, se pria
l’arcano non mi sveli.
Siroe.  Un’altra volta
tutto saprai.
Laodice.  No, no.
Siroe.  Dunque, m’ascolta.
Ardo per altra fiamma, e son fedele
a piú vezzosi rai:
non t’amerò, non t’amo e non t’amai.
E se speri ch’io possa
cangiar voglia per te, lo speri invano.
Mi sei troppo importuna. Ecco l’arcano.
          Se il labbro amor ti giura,
     se mostra il ciglio amor,
     il labbro è mentitor,
     t’inganna il ciglio.
          Un altro cor procura:
     scordati pur di me;
     e sia la tua mercé
     questo consiglio. (parte)