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che fu accordata a questi Popoli. Indi fu sempre unita questa Regione co’ Romani, specialmente nella guerra con Pirro, Re della Grecia dell’anno 472. nella Cisalpina dell’anno 472. in quella di Annibale del 537. e nell’altra contro Perseo Re della Macedonia, e contro i Tarantini del 582. quando ne’ Campi Larinati fu ricevuto l’esercito Romano, siccome in Gerione quello del Cartaginese, e ne’ Campi Larinati l’esercito de’ Romani sotto la condotta di Fabio Massimo contro Annibale: ma poi si unì co’ Popoli d’Italia a cagione della Cittadinanza, e qui si parla di quanto accadde in tale occasione, e come terminasse questa guerra; e che perciò ammessi i Popoli d’Italia alla Cittadinanza nell’anno di Roma 663. i Larinati, e Frentani vennero a godere, come Popoli distinti, il frutto del di loro valore, e specialmente di Aulo Cluvenzio Avito Larinate; il quale in tale occasione esercitò il comando non solo de’ suoi Frentani, ma anche de’ Peligni.

V.      E Larino, divenuto Municipio de’ Romani, in niente restò pregiudicato nella libertà, e indipendenza di prima, e gli rimasero tutti gli Ordini, e Magistrati di una perfetta Città libera, e Sigonio appella quest’Ordine: insigniae Ordo: componendosi di Decurioni, o siano detti Senatori, di Cavalieri, e di quello della Plebe, i quali si radunavano nel proprio Pretorio, le di cui fabbriche attualmente ne fanno testimonianza, e ivi formavano i pubblici consigli. E con essi vi erano i Sacerdoti, i Duum-Viri, i Trium-Viri, i Quatrum-Viri, i Censori, gli Edili, i Questori, come da diversi Scrittori contemporanei, e specialmente l’abbiamo da Cicerone nella xiv. Orazione recitata in Senato in difesa di Aulo Cluvenzio Avito Larinate, figlio dell’altro di sopra lodato, e lo fanno vedere molte Iscrizioni lapidarie presso diversi Scrittori, e altre, le quali esistono, e da noi si trascrivono nel decorso di quesle Memorie; e qui si spiega l’officio, e dignità de’ Magistrati preaccennati.

VI.      Si fa vedere parimente, che si praticavano in questa Città i divertimenti ad emulazione di que’ di Roma. Vi si facevano le pubbliche feste con giuochi. Vi erano i Circhi, nè vi mancava il suo Anfiteatro, di cui si portano due Carte, una in elevazione, e l’altra Geometrica, le quali dimostrano le fabbriche, che vi sono, e quale egli fu a suo tempo; e con tale occasione si esamina l’origine degli Anfiteatri, l’età del nostro, loro uso, capacità dell’Anfiteatro di Larino, suo Velario e come poi cessò. Marte fu il Dio Tutelare di questa Gentilità, oltre tanti altri, e loro Tempi, e Sagrificj, osservandosi coll’autorità di Cicerone in detta Cluvenziana, chi fussero i Salj, Ministri pubblici di Marte, e in che consistesse il di loro officio. Anche qui si parla degli usi di vestire in que’ tempi, della maniera di celebrarsi le nozze, e modo, che si teneva ne’ Conviti, e nelle Menze; come pure del costume di seppellirsi i defunti, e ciò, che si credeva di essi; quale fussero il proprio linguaggio: con che si esamina l’introduzione della Lingua Italiana, e come prima si fusse dilatato il linguaggio Latino; loro arte militare, come si esercitava, e con quali istrumenti. Finalmente qualche cosa si dice di tutte le altre arti liberali, e illiberali, Collegi, e Compagnie di Artefici, e loro prerogative, trafichi, negozj, e simili, quali fiorivano a tempo della Repubblica.

VII.      Si favella nel secondo libro della condizione, e disposizione de’ Larinati, e Popoli Frentani da Giulio Cesare sino al presente, ove si dice che colla divi-