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nell’esperienza, che la realtà ad esso corrispondente è al di là di ogni esperienza. Onde al disopra del mondo della rappresentazione sensibile e del mondo della scienza (che non è se non una continuazione del primo) si discopre alla conoscenza un’altra realtà del tutto differente, che è una condanna logica della prima, che s’impone come la sola verità: essa è l’oggetto della filosofia. Senza dubbio noi non possiamo intuire in modo immediato e perfetto questa realtà: ciò che noi opponiamo alla esperienza ordinaria è ancora sempre un’esperienza illuminata dal principio della ragione: ma ciò non impedisce che all’esperienza ordinaria la conoscenza superiore si opponga almeno come un complesso di principii logici che debbono condurre alla conoscenza vera. Nell’io umano, in questo punto della realtà empirica, nel quale la Natura compie il suo più alto sforzo, comincia così a disvelarsi una realtà superiore alla Natura, che anzi si contrappone ad essa e la condanna come un’illusione ed un male. Veniamo ora a trattare di questa realtà più alta.

V. — Quando noi analizziamo il contenuto della nostra coscienza ci troviamo dinanzi ad una duplice constatazione immediata: il contenuto empirico da una parte, il principio d’identità dall’altra; il quale non è, come si è veduto, una legge del contenuto empirico, ma anzi si rivela, in opposizione alla natura empirica, come una norma suprema, sorgente di tutti i valori, verso la quale la natura empirica gradatamente si orienta senza tuttavia pervenirvi mai. Ora lo Spir anzitutto si chiede; qual carattere, quale criterio ci costringe a ricevere questa norma come un principio a priori? Questo criterio secondo lo Spir è duplice: da una parte è costituito (come in generale si assume) dalla necessità sua assoluta, dalla impensabilità logica del contrario; dall’altro, dal non essere contenuto in nessuna esperienza e dal non accordarsi in alcun modo coi dati empirici. Il principio di identità significa che ogni oggetto è solamente ed assolutamente ciò che esso è, che ogni oggetto deve possedere un’essenza propria immutabilmente identica con se stessa: in altre parole che un oggetto non può essere in se stesso qualche cosa di molteplice e di diverso. È la stessa cosa in fondo che esprime negativamente il principio di contraddizione: «i principii d’identità e di contraddizione non sono che l’espressione