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niere. Esso rassomiglia all’illusione dei filosofi vedantici, nella quale l’unità divina si rivela in forme che ci rinviano bensì all’unità assoluta, ma non ne sono in alcun modo derivabili, nè si possono con essa esplicare: ond’essa rimane di fronte all’unità assoluta, finché la vita empirica dura, come un impenetrabile mistero.

IV. — Veniamo al secondo campò dell’esperienza, l’io. Del complesso degli elementi che compongono il dato, una parte, le sensazioni o stati obbiettivi, costituisce il mondo corpòreo, l’altra, ossia i sentimenti di piacere o dolore e gli atti di volontà, costituisce l’io, il soggetto (empirico). Questa è come si è veduto, una distinzione originaria: che tuttavia non bisogna confondere con una distinzione di sostanze reali, come sarebbero per es. lo spirito e la materia secondò la concezione ordinaria. La connessione necessaria dell’io e del non io ci dimostra che essi non procedono da due mondi differenti, ma costituiscono un’unità per un lato dell’essere loro che è sottratto alla mia esperienza (W., I, 38)); ma nel dato, al principio di ogni esperienza noi troviamo gli elementi distinti in due campi e l’uno di essi è riconosciuto come costituente la nostra individualità empirica, l’altro ci si presenta come straniero ed esterno a questa — non certo come esterno in senso spaziale, perchè in questo senso nessuna sensazione è veramente esterna.

Anche qui l’esperienza ci dà una molteplicità di elementi che sembra fondata su d’una sostanza, l’anima; il nostro io è un processo che conosce sè medesimo come sostanza in virtù della stessa illusione naturale che ci fa apprendere il mondo delle sensazioni come un mondo di sostanze corporee. Questo non vuol dire che l’unità dell’io sia del tutto illusoria: come non è una pura illusione quell’unità che pervade il mondo delle sensazioni e rende possibile la sua trasformazione in un mondo di oggetti. Tale unità è la manifestazione d’un principio che non è unità perfetta ed immutabile, ma è organizzata come se fosse tale; di quel principio dell’esistenza empirica che è detto dallo Spir «Natura». «L’unità del nostro io, ciò che in noi collega l’io senziente e l’io conoscente come i singoli sentimenti e le singole rappresentazioni e contiene la ragione del loro ordine e della loro regolarità è una parte del principio universale attivo