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224 parte quarta

Stanca di seguir l’orme
de le fère fugaci, alfin fermossi.
     Ne la valle Gargasia, a le radici
d’un solitario monte,
spaziosa spelonca apre le fauci.
Appio fiorito e verdeggiante musco
con vari altri arboscelli
sovra, dentro e dintorno
fan de la bocca sua negra l’entrata.
È dubbio se la rupe,
dal continuo picchiar de l’onda viva,
che vi sorge e zampilla,
tormentata e percossa,
l’aperse, o, rósa e rotta
dal dente voracissimo del tempo,
l’incavò per se stessa.
Ben par ch’ivi natura,
de’ cittadini intagli
imitando i lavori, abbia voluto
discepola de l’arte altrui mostrarsi;
però che ’n que’ salvatici ornamenti
sembra artificio il caso,
e par l’architettura inculta e rozza
ingegnoso modello
di maestro scarpello.
Di pomice scabrosa un arco opaco
e di ruvido tofo a la caverna
fa testugine e vòlta,
che di spugne e di nicchi
e di rustiche chiocciole e cocchiglie,
quasi natie grottesche,
tutta è fregiata. E quindi i verdi crini
de la madre d’Amor recisi e sparsi
pendere a ciocca a ciocca, e quinci vedi
grondare in varie forme,
parte liquide e parte