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491.Di tant’avi e nipoti e padri e figli
lasciando dunque il numero infinito,
converrá ch’ai miglior solo m’appigli:
ed ecco un sol fra mille io te n’addito.
Vedi de l’Alfabeto a piè de’ Gigli
il decimo elemento ivi scolpito.
11 nome è quel di quel Garzon reale,
a cui promette il Ciel gloria immortale.

492.Gloria immortai trarrá da’ chiari pregi
del genitor, non men ch’eterno essempio,
del genitore, ai cui gran fatti egregi
ben che s’opponga il fato iniquo ed empio,
la Fenice però sará de’ Regi,
di pietá, di giustizia il trono e ’l tempio,
un Numa in pace, un Alessandro in guerra,
un vero Nume, un vivo lume in terra.

493.L’esser nato d’un Re, che di valore
fia specchio al mondo, e fior d’ogni bontate,
di cui saran con sempiterno onore
piú vittorie che guerre annoverate,
somma laude gli fia, ma vie maggiore
il secondar di lui Torme onorate;
felice, in un di posseder ben degno
e la virtute ereditaria, e ’l regno.

494.Quai Poeti di lui? quali Oratori
potranno, ancor che celebri e celesti,
o in note sciolte o in numeri canori
tanto mai dir, che piú da dir non resti?
Che può pensar de’ suoi sovrani onori?
che può narrar de’ suoi sublimi gesti,
secca ogni vena, ogni virtú perduta,
intelletto confuso, e lingua muta?