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307.— A la tua Theti è ben ragion che porti
questo dí fortunato obligo eterno,
perché mentre pur dianzi i C.uerrier forti,
prendendo in picciol legno i flutti a scherno,
trascorreano i sentier torbidi e torti
de l’elemento a lei dato in governo,
per onorar la tua famosa festa
Tacque turbò con súbita tempesta.

308.Onde il drappello aventurier, ch’errante
altre imprese cercando in Asia giva,
stanco dal mareggiar, fermò le piante
in quest’amena e dilettosa riva.
Or qui fin che s’acqueti il mar sonante
vien per provarsi a la tenzon festiva,
peregrin di costume, e d’idioma,
e v’è dentro raccolto il fior di Roma.

309.Chiamala ognun la compagnia del foco,
perché qual foco dissipa e consuma.
Non trova al suo valor riparo o loco,
arde per tutto, e tutto il mondo alluma.
Ciascun destriero in vera pugna o in gioco
di tre penne sanguigne il capo impiuma.
Gli elmi e Tarmi hanno eguali, e questi e quelle
han per fregi e cimier fiamme e fiammelle.

310.Tutto del pari a la medesma guisa
l’inclito stuol di porpora è guernito,
se non quanto diversa è la divisa
di cui ciascun lo scudo ha colorito.
Solo colui (meco lo sguardo affisa
a quel primier, ch’io ti dimostro a dito)
come di tutti lor suprema scorta,
differente dagli altri il vestir porta.