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235.Ed acciò che de’ colpi il segno resti
ne la candida tela, e vi s’imprima,
da l’un canto e da l’altro e quegli e questi
tinti han di nero i ferri in su la cima.
Non sono ad affrettarsi ancor sí presti,
e non si stringon súbito a la prima,
ma fanno, intenti ad ogni moto e cenno,
moderator de l’ardimento il senno.

236.Tenta ciascun con ingegnose prove
farsi al proprio vantaggio adito e strada.
Concorde al corpo il piè, concorde move
l’occhio a la mano, ed a la man la spada.
Or minaccia in un loco, e fa ch’altrove
inaspettata la percossa cada.
Or risoluto l’un l’altro incontrando,
sottentra insieme e si sottragga al brando.

237.In ambo la ragion s’agguaglia a l’ira,
l’un e l’altro è del pari agile e forte.
Quegli talor accenna e talor tira
colpi furtivi con insidie accorte.
Questi girando, al ferro ostil che gira
oppon guardie sagaci, astute porte.
Se l’un con leggiadria chiama fingendo,
l’altro con maestria para ferendo.

238.Camillo, ove il passaggio aperto vede,
spinge la spada per entrar veloce.
— Ripara or questa — dice, e batte e fiede
col piè la terra, e l’aria con la voce.
Ma Cencio con la sua non gliel concede,
l’urta in su ’l forte, e la ribatte in croce.
Sovra l’elsa la ferma, e da l’impaccio
ritrae súbito poi libero il braccio.