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59.Di rigid’osso è il mio, che pertinace
spezzar prima si può, che piegar mai.
Questo adoprar sogl’io, perché ferace
di tal materia è la mia terra assai.
Ma se ’l discior quell’animal fugace
error fu pur, d’impazienza errai.
Vinto fui sol perch’aspettar non vòlsi,
e per non córre il tempo, a pien noi colsi. —

60.Sotto benigno e placido sorriso
velando allora i suoi tormenti acerbi,
la Dea con lieto e mansueto viso
rispose a quegli accenti aspri e superbi:
— Ragion è ben, che del mio Adone ucciso
memoria ancor tra’ Barbari si serbi. —
E perché vide ben, ch’invidia il punse,
al giá promesso dono altro n’aggiunse.

61.— Questa sottile ed ingegnosa rete
prendi — gli disse — a piú color contesta.
Poco men ch’invisibili ha le sete,
opra Aracne non fe’ simile a questa.
Le Fere di tal fraude ingorde e liete
vi corron volentier per la foresta;
ed a l’augel che ’n si bei nodi è còlto,
il perder libertá non pesa molto. —

62.Finito il dardeggiar, con chiare note
chiama la tromba i ballatori al ballo.
Poi tace, e ’l vulgo, che tacer non potè,
fa bisbigliando al suon breve intervallo.
Ed ecco altr’armonia l’aria percote,
vie piú soave che ’l guerrier metallo,
e Dardiren tra’ musici stromenti
canta il trionfo suo con lieti accenti.