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39.Liberata la canna, ancor che fosse
la testa ita a ferir del Cavriuolo,
però ch’impaurito il capo ei mosse,
died’alto, e passò via rapida a volo.
Il tronco nondimen giunse e percosse,
dove lo ritenea stretto il lacciuolo,
e sí forte ad entrarvi andò la freccia
ch’affissa gli restò ne la corteccia.

40.Fu per sorte il secondo Arconte Armeno
che la man piieril da l’urna trasse,
di fero latte ed a le Fere in seno
nutrito in riva al sagittario Arasse,
lá ’ve Nifate d’aspre selve pieno
volge la fronte alpestra al gelid’asse,
e de la Tigre il fremito dolente,
vedovata de’ figli, ode sovente.

41.Raso il mento e la chioma, e bruno il volto,
lunga ha la giubba, e d’un tabi cangiante,
sferico lino in larghe fasce involto
gli tesse intorno al capo ampio turbante.
Di scaglie d’oro intarsiato e scolto
l’arco ha d’orribil Vipera sembiante.
Serpe rassembra, e ’n quella parte e ’n questa
chiude l’estremitá gemina testa.

42.Grossa canna Indiana, acconcia in modo
di vagina agli strali, in campo tratta,
d’un sol bocciuol da l’un a l’altro nodo
da l’istessa Natura ad arte fatta.
Prende il suo posto, e ben acuto e sodo
un ne sceglie tra molti, e poi l’adatta.
D’un anel d’osso il maggior dito cinge,
indi il calce v’appoggia, e l’arco stringe.