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15.Dopo colui che l’Universo regge,
ponsi il Signor che sovra Tonde regna.
Ai Principi minor’, c’han da lui legge,
loco non lunge inferíor s’assegna.
Tien presso al gran Nettun le prime segge
Xereo con Forco, e gente altra piú degna.
Stan con milTaltri poi cerulei Numi,
degli umid’antri usciti, i vecchi Fiumi.

16.Segue terzo la serie il Re profondo,
genero de la Dea che ’n Etna impera,
e seco ha quella che dal nostro mondo
discese ad abitar la cittá nera.
Succede setoloso e rubicondo
10 Dio d’Arcadia con la roza schiera.
Corna e piante ha salvatiche e caprigne,
e di minio le guance ognor sanguigne.

17.V’è di ferula cinto e di ginestra
Silvan. de l’ombre l’arbitro canuto,
che Pale a manca, ed ha Vertunno a destra,
dintorno un folto essercito cornuto,
rustica gioventú, plebe silvestra,
11 Satiro lanoso, e ’l Fauno irsuto;
e presso a questi in non sublime scanno
Genii, Lari, Cureti assisi stanno.

18.Gran piano innanzi a la superba entrata
del bel Palagio, ove Ciprigna alloggia,
spazioso vestibulo dilata
sotto balte finestre e l’ampia loggia,
che s’allarga e distende in piazza ovata,
quasi di circo o di teatro a foggia.
Ha la tela nel mezo, e come s’usa,
di palancati e di bertesche è chiusa.