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75.Xon v’è dipinta di Ciprigna e Marte
l’istoria oscena troppo ed impudica,
perché ’l zoppo marito il fece ad arte,
di cui fur quelle volte opra e fatica;
e celar volse le vergogne in parte
del fiero amante e de la bella amica,
per non rinovellar l’onta de’ due,
e ne le gioie lor l’ingiurie sue.

76.Sotto quest’archi, in queste logge ombrose,
che vòlte han le facciate a la verdura,
onde il Giardin le chiome sue frondose
può vagheggiar ne le lucenti mura,
specolando l’imagini amorose
stassene Adon de l’immortal pittura,
mentre colui del Sagittario cieco
va passo passo ragionando seco.

77.Venere allor cosí gli dice: — O cara
delizia del mio cor, dolce diletto,
deh de’ begli occhi tuoi la luce chiara
tanto omai non occupi un finto oggetto,
che de’ suoi raggi usurpatrice avara
parte a me neghi del bramato aspetto.
Lascia ch’io possa almeno il foco ond’ardo
sorbir con gli occhi, e depredar col guardo.

78.Non dee la vista tua fermarsi in cose
che sien di te men peregrine e belle.
Vedi, che fai dolenti e tenebrose
a disagio per te languir le stelle.
Non tener piú le luci al Sole ascose,
le luci emule al Sol, del Sol gemelle.
Se pitture vuoi pur, vero, e non finto
mira te stesso in questo sen dipinto. —