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le strofe del marzo 1821. il cinque maggio. 203

semplicemente che al Confalonieri egli non avea parlato mai e che non era mai nè pure passata fra loro alcuna lettera; il che era vero; così il Manzoni per quella volta fu salvo, ma il pericolo corso fu assai grande e gli dovette porre nell’animo un vivo sgomento. Il Confalonieri, che aveva il difetto di parlar troppo, sapeva a memoria le tremende strofe manzoniane per la rivoluzione piemontese del marzo e, se avesse parlato, il Manzoni era perduto. Quindi il Manzoni si ritrasse, in que’ giorni pieni di sospetti e di denuncie, da Milano a Brusuglio, ove per tutto il tempo che durarono i processi politici, non cessò di temere. Non mai la poesia politica italiana aveva spiccato il suo volo così alto. Vi è una grande serenità e tranquillità in tutto l’Inno; ma quella pace sarebbe stata tanto più minacciosa ai tedeschi dominatori, se allora essi avessero potuto prenderne notizia. Col dedicarla poi nell’anno 1848 a Teodoro Koerner, il Manzoni che, come s’è detto, avea avuto la fortuna d’essere stato compreso e consacrato dal Goethe,1 volle fare

  1. Un opuscolo tedesco intitolato: Interesse di Goethe per Manzoni fu tradotto per cura dell’Ugoni in italiano. Ma alle notizie contenute in quell’opuscolo conviene premettere le poche parole che si trovano negli Annalen del Goethe, le quali non mi ricordo che siansi finqui citate dai biografi del Manzoni, neppure del Sauer. Raccogliendo dunque il Goethe nella memoria i casi principali della sua vita, nell’anno 1820, scriveva: «Quanto alla letteratura straniera, io m’occupai del Conte di Carmagnola. L’amabilissimo autore Alessandro Manzoni, un poeta nato, per avere infranta la legge di unità di luogo, fu da’ suoi concittadini accusato di romanticismo, sebbene de’ vizii di questo non se ne sia appigliato alcuno a lui. Egli s’attenne al procedimento storico; la sua poesia prese un carattere interamente umano; e sebbene egli indugi poco nelle