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libro quinto 175

dice capo quel dell’elefante e quello della formica; così ove di paesi si parli, Capo si dice ogni principal luogo; e tanto si usa questo vocabolo per la metropoli d’un gran regno, come per piccola città che primeggi in una regione, o per terra che d’alcuna Comunità composta di più villaggi sia matrice. Possiam riconoscere questa verità facilmente in Livio stesso. Ove tratta d’Annibale che passò l’Alpi, e della resistenza fatta in certa parte da’ Galli, narra egli, come dopo d’avergli fugati, prese il castello, ch’era Capo di quella regione, e i circostanti vici (lib. 21: Castellum quod Caput ejus regionis erat, vicosque circumiectos capit): ecco la voce Caput appropriata a luogo che non avea se non vici sotto di se, e che non era città. Erana afferma Cicerone (lib. 15, epist. 4) che fosse Amani Caput, cioè di monte molto popolato, e che meritò d’essere aggredito dal Preside della Cilicia: non per tanto nè avea sotto di se che vici, nè era più che un gran vico. Ma nell’istesso paese, ch’ora è territorio Bresciano, altro luogo fu detto Caput da Plinio. Vorrem noi per questo dire che sovrastasse a Brescia, ed avesse città sotto di se? Veggasi ove Plinio tratta dell’Alpi, e de’ monti annessi: nominati gli Euganei, soggiugne: Capo di essi è Stonos (lib. 3, c. 20: Caput eorum Stonos). Nell’alto della Val Sabia si ha in oggi Vestone, terra grande. Il sito, il nome e l’altre circostanze compruovan l’opinione di due Scrittori Bresciani, che sia cotesta l’antico Stonos. Nomina gli Stoni Strabone (lib. 4) come piccola gente presso i Trentini. Stonos è voce