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Ed in quelle del sig. Teissereng (I lavori pubblici nel Belgio e le strade di ferro in Francia):

“Lo stretto legame che esiste nelle locomotive tra l’intensità della combustione e la rapidità della corsa non permette di economizzare il combustibile senza rallentare la velocità del convoglio”.

Concludendo da tutto questo:

“Che era dunque evidente che quanto si spendeva di più nelle ascese per maggior consumo di vapore era speso per sempre e senza compenso”.

Ho dunque detto appunto quello che dimostra il sig. ingegnere Pagnoncelli nella di lui Memoria, cioè:

Che per i principii e per i calcoli teorici vi dovrebbe essere nelle discese una economia di vapore, e quindi di combustibile in confronto di quello che abbisogna a parità di lunghezza sulle linee orizzontali, ma che l’esperienza smentiva un tale risultato della teorica, allegando anche le cause e i motivi per cui lo smentiva ed appoggiando la mia conclusione alla esperienza ed alle testimonianze di uomini espertissimi in fatto di strade di ferro, cioè dei signori Hawkshan, Seguin, Teissereng.

La conclusione vera e finale è questa: vi è in fatto nelle discese una diminuzione di resistenza, e quindi una economia di forza e di vapore, ma fino ad ora non si è trovato il modo di porlo in serbo nel tempo che s’impiega nelle discese.

E quando dico per i principii teorici e per i calcoli teorici, intendo di comprendere in questo anche la Memoria del sig. Victorin Chevallier citata dal sig. ingegnere Pagnoncelli, e dalla quale egli prese e desunse le formule su cui appoggia i di lui calcoli.

E chi volesse convincersi da sè quanto sia teorica quella Memoria, e come il dotto di lei autore dubiti ancora dei risultati delle di lui formule e dei di lui calcoli, non ha che a scorrerla, appunto negli Annali dei ponti e strade dell’anno 1840, e notare con attenzione quello che il sig. Chevallier stesso scrive nel paragrafo seguente: