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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/377






AVVERTIMENTO.





All’abate Alessandro Orsini veniva Galileo presentato e raccomandato dal Granduca di Toscana1 quando, come già abbiamo avuto occasione di accennare2 sullo scorcio del 1615 si recava a Roma, per difendere meglio colà la dottrina Copernicana, ch’era minacciata di condanna da parte del S. Uffizio. Nell’Orsini, il quale il 22 dicembre 1615, proprio nei primi giorni della dimora di Galileo in Roma, era stato elevato alla Sacra Porpora, il nostro Filosofo trovò «una singolare inclinazione e disposizione» a proteggerlo e favorirlo3; ond’egli faceva grande assegnamento sull’autorità non ordinaria di quel Cardinale, che, da lui bene informato dell’importanza del negozio», era «disposto a trattarne sino con Sua Santità»4.

Fra cotesto dimostrazioni di favore di cui Galileo in sui primi del febbraio 1616 ragguagliava, coi termini ora citati, il segretario di Cosimo II, può ben credersi ch’egli annoverasse altresì l’avere il Cardinale, in uno degli ultimi giorni del 1615, prestato benevolo orecchio alla esplicazione da lui data, in privati discorsi, degli accidenti del flusso e reflusso del mare: che anzi il Porporato era rimasto pienamente sodisfatto delle confutazioni addotte contro le ragioni proposte dagli altri scrittori di tal quistione, e aveva ricercato Galileo che volesse porgergli disteso in carta quello che gli aveva spiegato in voce5. Il Nostro rispose a siffatto invito col Discorso che qui pubblichiamo: il quale è in forma di lettera, scritta da Roma, l’8 gennaio 1616, appunto al Card. Orsini, e, per lo

  1. Lettera di Cosmo II ad Alessandro Orsini, del 28 novembre 1615, nell’Archivio di Stato Fiorentino, Filza Medicea 87, car. 284. Cfr. A. Wolynski, La diplomazia toscana e Galileo Galilei, Firenze, 1874, pag. 19.
  2. Cfr. pag. 266 di questo volume.
  3. Lettera di Galileo a Curzio Picchena, in data di Roma, 6 febbraio 1616, nei Mss. Galileiani presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, Par. I, T. IV, car. 63.
  4. Lettera di Galileo a Curzio Picchena, in data di Roma, 20 febbraio 1616, nei Mss. Galileiani, Tomo cit., car. 65.
  5. Cfr. pag. 377-378 di questo volume.